venerdì 6 luglio 2012

RENDERSI CONTO DI AVERE LE ALI

Un grande re ricevette in omaggio due pulcini di falco e si affrettò a consegnarli al Maestro di Falconeria perché li addestrasse. Dopo qualche mese, il maestro comunicò al re che uno dei due falchi era perfettamente addestrato.

"E l'altro?" chiese il re.

"Mi dispiace, sire, ma l'altro falco si comporta stranamente; forse è stato colpito da una malattia rara, che non siamo in grado di curare. Nessuno riesce a smuoverlo dal ramo dell'albero su cui è stato posato il primo giorno. Un inserviente deve arrampicarsi ogni giorno per portargli cibo".

Il re convocò veterinari e guaritori ed esperti di ogni tipo, ma nessuno riuscì a far volare il falco.

Incaricò del compito i membri della corte, i generali, i consiglieri più saggi, ma nessuno poté schiodare il falco dal suo ramo.

Dalla finestra del suo appartamento, il monarca poteva vedere il falco immobile sull'albero, giorno e notte.

Un giorno fece proclamare un editto in cui chiedeva ai suoi sudditi un aiuto per il problema.

Il mattino seguente, il re spalancò la finestra e, con grande stupore, vide il falco che volava superbamente tra gli alberi del giardino.

"Portatemi l'autore di questo miracolo", ordinò.

Poco dopo gli presentarono un giovane contadino.

"Tu hai fatto volare il falco? Come hai fatto? Sei un mago, per caso?" gli chiese il re.

Intimidito e felice, il giovane spiegò: "Non è stato difficile, maestà. Io ho semplicemente tagliato il ramo. Il falco si è reso conto di avere le ali e ha incominciato a volare".
BRUNO FERRERO, Ma noi abbiamo le ali


COME PREGARE SIN DALL'INIZIO

Quand’ero giovane ero un rivoluzionario e tutte le mie preghiere a Dio erano: «Signore, dammi la forza di cambiare il mondo».

Quand’ero ormai vicino alla mezza età e mi resi conto che metà della mia vita era passata senza che avessi cambiato nulla, mutai la mia preghiera in: «Signore, dammi la grazia di cambiare tutti quelli che sono in contatto con me. Solo la mia famiglia e i miei amici, e sarò contento».

Ora che sono vecchio e i miei giorni sono contati comincio a capire quanto sono stato sciocco. La mia sola preghiera è: «Signore, fammi la grazia di cambiare me stesso».

Se avessi pregato così fin dall’inizio!
BAYAZID AL-BISTAMI

CERTI TESORI CI SONO SOLO PER CHI BATTE PER PRIMO UNA NUOVA STRADA

All'uscita del paese si dividevano tre strade: una andava verso il mare, la seconda verso la città e la terza non andava in nessun posto.

Martino lo sapeva perché l'aveva chiesto un po' a tutti,e da tutti aveva avuto la stessa risposta:- Quella strada lì? Non va in nessun posto. È inutile camminarci.

- E fin dove arriva?

- Non arriva da nessuna parte.

- Ma allora perché l'hanno fatta?

- Non l'ha fatta nessuno, è sempre stata lì.

- Ma nessuno è mai andato a vedere?

- Sei una bella testa dura: se ti diciamo che non c'è niente da vedere...

- Non potete saperlo, se non ci siete stati mai.

Era così ostinato che cominciarono a chiamarlo Martino Testadura, ma lui non se la prendeva e continuava a pensare alla strada che non andava in nessun posto.

Quando fu abbastanza grande da attraversare la strada senza dare la mano al nonno, una mattina si alzò per tempo, uscì dal paese e senza esitare imboccò la strada misteriosa e andò sempre avanti. Il fondo era pieno di buche e di erbacce, ma per fortuna non pioveva da un pezzo, così non c'erano pozzanghere. A destra e a sinistra si allungava una siepe, ma ben presto cominciarono i boschi. I rami degli alberi si intrecciavano al di sopra della strada e formavano una galleria oscura e fresca,nella quale penetrava solo qua e là qualche raggio di sole a far da fanale.

Cammina e cammina, la galleria non finiva mai, la strada non finiva mai, a Martino dolevano i piedi, e già cominciava a pensare che avrebbe fatto bene a tornarsene indietro quando vide un cane.

«Dove c'è un cane c'è una casa, - rifletté Martino, - o per lo meno un uomo».

Il cane gli corse incontro scodinzolando e gli leccò le mani, poi si avviò lungo la strada e ad ogni passo si voltava per controllare se Martino lo seguiva ancora.

- Vengo, vengo, - diceva Martino, incuriosito. Finalmente il bosco cominciò a diradarsi, in alto riapparve il cielo e la strada terminò sulla soglia di un grande cancello di ferro.

Attraverso le sbarre Martino vide un castello con tutte le porte e le finestre spalancate, e il fumo usciva da tutti i comignoli, e da un balcone una bellissima signora salutava con la mano e gridava allegramente:

- Avanti, avanti, Martino Testadura!

- Toh, - si rallegrò Martino, - io non sapevo che sarei arrivato, ma lei sì.

Spinse il cancello, attraversò il parco ed entrò nel salone del castello in tempo per fare l'inchino alla bella signora che scendeva dallo scalone. Era bella, e vestita anche meglio delle fate e delle principesse, e in più era proprio allegra e rideva:

- Allora non ci hai creduto.

- A che cosa?

- Alla storia della strada che non andava in nessun posto.

- Era troppo stupida. E secondo me ci sono anche più posti che strade.

- Certo, basta aver voglia di muoversi. Ora vieni, ti farò visitare il castello.

C'erano più di cento saloni, zeppi di tesori d'ogni genere, come quei castelli delle favole dove dormono le belle addormentate o dove gli orchi ammassano le loro ricchezze. C'erano diamanti, pietre preziose, oro, argento,e ogni momento la bella signora diceva: - Prendi, prendi quello che vuoi. Ti presterò un carretto per portare il peso.

Figuratevi se Martino si fece pregare. Il carretto era ben pieno quando egli ripartì. A cassetta sedeva il cane,che era un cane ammaestrato, e sapeva reggere le briglie e abbaiare ai cavalli quando sonnecchiavano e uscivano di strada.

In paese, dove l'avevano già dato per morto, Martino Testadura fu accolto con grande sorpresa. Il cane scaricò in piazza tutti i suoi tesori, dimenò due volte la coda insegno di saluto, rimontò a cassetta e via, in una nuvola di polvere. Martino fece grandi regali a tutti, amici e nemici,e dovette raccontare cento volte la sua avventura, e ogni volta che finiva qualcuno correva a casa a prendere carretto e cavallo e si precipitava giù per la strada che non andava in nessun posto.

Ma quella sera stessa tornarono uno dopo l'altro, con la faccia lunga così per il dispetto: la strada, per loro, finiva in mezzo al bosco, contro un fitto muro d'alberi, in un mare di spine. Non c'era più né cancello, né castello, né bella signora. Perché certi tesori esistono soltanto per chi batte per primo una strada nuova, e il primo era stato Martino Testadura.
GIANNI RODARI,

venerdì 29 giugno 2012

ESSERE SENZA RICORDI

In una storia taoista, un uomo di mezz'età perde la testa. Si dimentica di tutto. La sera non ricorda più che cosa ha fatto durante il giorno, e l'indomani non ricorda più della sera prima. In casa dimentica di sedersi, per la strada di camminare. In ogni momento la sua mente cancella ciò che è successo un momento prima.

I suoi familiari sono disperati. Le provano tutte, medici, stregoni, sciamani, ma niente funziona. Alla fine viene Confucio e dice: "Io so di che si tratta, ho una medicina segreta. Lasciatemi solo con lui". E così accade. La cura prende qualche tempo, e nessuno sa bene che cosa succede. Alla fine l'uomo è guarito e ricorda tutto.

 
È guarito, ma furioso: "Prima, quando dimenticavo ogni cosa, la mente era libera e pura. Ora è appesantita dai ricordi: decine di anni di vittorie e sconfitte, guadagni e perdite, piaceri e dolori. E i ricordi del passato mi riempiono di preoccupazioni per il futuro. Non potrei avere ancora un momento di dimenticanza?".

 
Tratto da La forza della gentilezza, Piero Ferrucci

UN SOGNO VA' PRIMA RINNEGATO PER CAPIRE SE E' QUELLO GIUSTO

C’era un ragazzino che sognava di diventare chitarrista. Venne il suo compleanno e come regalo chiese, ovviamente, una chitarra. Era molto bella. Piena di corde, però.

Provò timidamente a toccarle e ne fu respinto. Allora le accarezzò. Emisero un gorgoglio ottuso: niente a che spartire col mondo di suoni che lui si sentiva dentro. «Andrò da un insegnante di musica», disse. Aveva saputo da qualche parte che quando un sogno ti resta incollato addosso significa che non è più un'illusione, ma un segnale che ti sta indicando la tua missione nella vita. Cucinare. Fare calcoli. Riparare orologi. Ciascuno di noi ha la sua e l'errore è credere che una sia più importante dell'altra, solo perché non tutte procurano fama e denaro.

Il ragazzino era sicuro che la sua missione fosse tirare fuori dalla pancia quei suoni. Così andò a lezione. Non capì niente. Ci ritornò e fu peggio. «Mi arrendo, il sogno era falso: io non ho talento per la musica».

Se non s'imbottì di Prozac, è solo perché non esisteva ancora. Nascose la chitarra in un baule e accese la radio. Lo invase un suono semplice, nuovo: pochi accordi ritmati. I disc-jockey dell’epoca lo chiamavano skiffle, ma era già il rock.

 
Il ragazzino riaprì il baule e provò il primo accordo. In quel momento capì che per sapere se un sogno era giusto occorreva prima rinnegarlo, affinché la vita te lo restituisse per sempre con una rivelazione improvvisa. Raccontò la sua scoperta a un amico, che ieri in un'intervista l'ha raccontata al mondo.

 
Ah, quel ragazzino si chiamava John Lennon.

 
Tratto da Ci salveranno gli ingenui, Massimo Gramellini

mercoledì 23 maggio 2012

LA FINE DELLA NOTTE E L'INIZIO DEL GIORNO

Un vecchio rabbino domandò una volta ai suoi allievi
da che cosa si potesse riconoscere il momento preciso
in cui finiva la notte e cominciava il giorno.
“Forse da quando si può distinguere con facilità
un cane da una pecora?”.
“No”, disse il rabbino.
“Quando si distingue un albero di datteri da un albero di fichi?”.
“No”, ripeté il rabbino.
“Ma quand’è, allora?”, domandarono gli allievi.
Il rabbino rispose:
“E’ quando guardando il volto di una persona qualunque,
tu riconosci un fratello o una sorella.
Fino a quel punto è ancora notte nel tuo cuore”.
(Bruno Ferrero, tratto da : Il Canto del Grillo)

sabato 5 maggio 2012

COGLIERE LA BELLEZZA DELLA VITA


Una storia Buddista racconta che Buddha si stesse preparando a tenere un discorso, ma proprio mentre stava per cominciare, notò un fiore, lo colse e si fermò ad osservarlo sorridendo lievemente.
Tutti gli astanti lo osservarono lungamente, interrogativi, chiedendosi quando il discorso sarebbe cominciato; solo uno di loro sorrise… A lui, Buddha porse il mantello e la ciotola.
Solo lui aveva compreso che il “discorso” del Buddha era appunto cogliere la bellezza della Vita nella sua semplicità, con animo sereno e disponibile e, guardano il fiore, entrambi sorrisero.

sabato 28 aprile 2012

TUTTO PASSA

Un giovane adepto si reca dal suo maestro di meditazione e dice: "Maestro, la mia meditazione è orribile. Mi distraggo di frequente, mi fanno male le gambe, a volte cedo al sonno... è semplicemente orribile!"

"Passerà", disse il maestro.

Una settimana dopo il giovane tornò dal maestro pieno di entusiasmo: "Maestro, la mia meditazione è fantastica. Mi sento così consapevole, pacifico, vivo....è semplicemente fantastico!"

"Passerà", disse il maestro.

venerdì 6 aprile 2012

PRIGIONIERO DI UN MONDO PERFETTO

Dentro la palla di neve sulla scrivania di mio padre c'era un pinguino con una sciarpa a righe bianche e rosse. Quando ero piccola papà mi metteva seduta sulle sue ginocchia e prendeva in mano la palla di neve. La capovolgeva perché la neve si raccogliesse tutta in cima, poi con un colpo secco la ribaltava. E insieme guardavamo la neve che fioccava leggera intorno al pinguino. Il pinguino è tutto solo, pensavo, e mi angustiavo per lui.

Lo dicevo a papà e lui rispondeva: «Non ti preoccupare, Susie, sta da re. È prigioniero di un mondo perfetto».
Alice Sebold


martedì 27 marzo 2012

L'ONDA ED IL MARE


Un giorno l'onda chiese al mare: "mi vuoi bene?". Ed il mare le rispose: "Il mio bene è così forte che ogni volta che t' allontani verso la terra io ti tiro indietro per riprenderti tra le mie braccia. Senza te la mia vita sarebbe insignificante. Sarei un mare piatto, senza emozione. Tu sei l' essenza del mio esistere.".L'onda fu felice. Tra le braccia del mare.
Facendo finta, ogni volta di volare via, per dare quel senso di precarietà alle cose, per renderle preziose. Ed ogni volta il mare la riprendeva, con le sue braccia grandi, per riportarla a sé.Raccontano che una notte la luna illuminava il mondo, e l'onda bianca lentamente, in un ballo infinito, scivolava tra un prendersi e un lasciarsi, col mare che stendeva le braccia per poi ritirarle, facendo finta a volte di non poterlo fare, perché l'onda potesse assaporare anch' essa quella precarietà che rende le cose preziose.L'onda ed il mare sono ancora lì, nel gioco infinito delle emozioni. E fanno finta che sarà l'ultima volta che l'onda partirà verso la terra, per non tornare più, ma poi, alla fine, è più forte su tutto il bisogno di riprendersi. Nel sogno di un bene senza fine. (Tony Kospan)