giovedì 2 giugno 2011

L'IMPAZIENZA

Un giovane si reca da un maestro d'arte e gli chiede:
"Quanto tempo impiegherò per imparare l'arte della pittura ?"
Il maestro d'arte gli risponde: "Ci vorrà almeno un anno"
"Un anno !!! E' troppo tempo" risponde il giovane allievo.
"Mi sono sbagliato ! Ci vorranno almeno due anni" replica il maestro.
"Due anni !!! Ma è un enormità di tempo." risponde a sua volta il giovane.
"Mi sono sbagliato di nuovo ! Ci vorranno almeno tre anni" conclude il maestro.

L'impazienza allunga i tempi di ogni percorso sia d'apprendimento che di altro.

riproduzione riservata dott.Roberto Cavaliere

domenica 8 maggio 2011

TROVARE LA PROPRIA "NOTA" DI VITA

C'era un uomo che giorno e notte suonava il suo violino, e suonava con esso sempre e solo una nota.
Tutto questo per anni.
Una notte sua moglie finalmente lo interruppe chiedendogli:
"Mio amore, il violino è uno spendido strumento ma gli altri violinisti lo usano in modo diverso non suonando una sola nota, su un un'unica corda, con lo stesso colpo d'archetto. Essi passano con l'rchetto da una corda all'altra, cambiano altezza, suonano con diverse dita..."
Ma l'uomo la interruppe: "Moglie mia, gli altri cercano la nota, io l'ho già trovata"
E continuò a suonare la "sua nota".

lunedì 17 gennaio 2011

L'INNAMORATO CHE BUSSA ALLA PORTA DELL'AMATA

L'innamorato bussò alla porta dell'amata.
"Chi è?" disse l'amata da dentro.
"Sono io" rispose l'innamorato.
"Allora vattene. Questa casa non può contenere te e me".
L'innamorato respinto se ne andò nel deserto. Là meditò per mesi, ponderando le parole dell'amata. Alla fine ritornò e bussò di nuovo alla porta.
"Chi è?".
"Sei tu".
La porta si aprì all'istante.

martedì 11 gennaio 2011

SANGUINARE PER AMORE

Chiese: «Vorrei innamorarmi.»
E il vecchio disse: «Evita Amore. Per un attimo di felicità, ce ne sono dieci di purgatorio e cento di inferno.»
Gli rispose il giovane: «Ma evitando Amore eviti la vita!»
E il vecchio: «Evitalo. Se proprio non ci riesci allora fai in modo che quando ti colpirà alle spalle tu ti sia già dissanguato per Lui.»
«Perché dice questo, vecchio?»
«Vedi, sanguino ancora.»

INCOMUNICABILITA' FRA MONDI DIVERSI

Una rana che ha sempre vissuto nell'oceano, con un'ondata finisce catapultata dentro un pozzo.
E laggiù in fondo incontra un rospo, che è nato lì e non è mai uscito all'esterno.
La bestiola le domanda:
"Da dove vieni?".
"Dall'oceano."
"E com'è l'oceano?"
"È immenso."
Il rospo fa un saltello di cinque centimetri.
"È grande cosi?"
"No! Molto più grande!"
Il rospo fa un salto di venti centimetri.
"È grande così?"
"È ancora più grande!"
Il rospo con un salto arriva a metà del pozzo.
"Così?"
"No!"
Il rospo attraversa tutto il fondo del pozzo.
"Così?"
"No. È molto, molto più grande."
Allora il rospo esclama furibondo "bugiarda!", e morsica la rana.

lunedì 22 novembre 2010

PRENDERSI CIO' CHE E' PROPRIO

Il contadino va al castello perché gli hanno detto che se prende il trono diventerà re ma all’ingresso del castello c’è una guardia che gli dice:
«se passi ti uccido»
allora delle due l’una
o il contadino sopravvive ma rimane contadino
oppure osa a rischio di se stesso.
Il contadino starà per sempre di fronte al castello e in punto di morte il soldato lascia andare la lancia, il contadino gli dice
«ma così facendo qualcuno potrà entrare e prendere il trono»
e il soldato:
«il castello era per te, ma tu non hai mai osato sfidarmi per prenderti ciò che era tuo.»
(breve riscrittura del Guardiano della legge di Kafka http://raccontiterapeutici.blogspot.com/2008/05/il-guardiano-della-legge.html)

domenica 21 novembre 2010

I TUOI GIORNI PERDUTI

Qualche giorno dopo aver preso possesso della sontuosa villa, Ernest Kazirra, rincasando, avvistò da lontano un uomo che con una cassa sulle spalle usciva da una porticina secondaria del muro di cinta e caricava la cassa su di un camion.

Non fece in tempo a raggiungerlo prima che fosse partito. Allora lo inseguì in auto. E il camion fece una lunga strada, fino all’estrema periferia della città, fermandosi sul ciglio di un vallone.

Kazirra scese dall’auto e andò a vedere. Lo sconosciuto scaricò la cassa dal camion e, fatti pochi passi, la scaraventò nel dirupo che era colmo di migliaia e migliaia di altre cassi uguali.

Si avvicinò all’uomo e gli chiese: –Ti ho visto portar fuori quella cassa dal mio parco. Cosa c’era dentro? E cosa sono tutte queste casse?

Quello lo guardò è sorrise: –Ne ho ancora sul camion, da buttare. Non sai? Sono i giorni.

–Che giorni?

–I giorni tuoi.

–I miei giorni?

–i tuoi giorni perduti. I giorni che hai perso. Li aspettavi, vero? Sono venuti. Che ne hai fatto? Guardali, intatti, ancora gonfi. E adesso?

Kazirra guardò. Formavano un mucchio immenso. Scese giù per la scarpata e ne aprì uno.

C’era dentro una strada d’autunno, e in fondo Graziella, la sua fidanzata, che se n’andava per sempre. E lui neppure la chiamava.

Ne aprì un secondo e c’era dentro una camera d’ospedale, e sul letto suo fratello Giosuè che stava male e lo aspettava. Ma lui era in giro per affari.

Ne aprì un terzo. Al cancelletto della vecchia misera casa stava Duk, il fedele mastino, che lo aspettava da due anni, ridotto pelle e ossa. E lui non si sognava di tornare.

Si sentì prendere da una certa cosa qui, alla bocca dello stomaco. Lo scaricatore stava dritto sul ciglio del vallone, immobile come un giustiziere.

–Signore! – gridò Kazirra. –Mi ascolti. Lasci che mi porti via almeno questi tre giorni. La supplico. Almeno questi tre. Io sono ricco. Le darò tutto quello che vuole.

Lo scaricatore fece un gesto con la destra, come per indicare un punto irraggiungibile, come per dire che era troppo tardi e che nessun rimedio era più possibile. Poi svanì nell’aria, e all’istante scomparve anche il gigantesco cumulo delle casse misteriose. E l’ombra della notte scendeva.
Dino Buzzati

COME CONSOLARE NEL DOLORE E NELLA GIOIA

Una bambina torna dalla casa di una vicina alla quale era appena morta, in modo tragico la figlioletta di otto anni.

"Perché sei andata?", le domanda il padre.

"Per consolare la mamma".

"E che potevi fare, tu così piccola, per consolarla?".

"Le sono salita in grembo e ho pianto con lei".

Se accanto a te c'è qualcuno che soffre, piangi con lui. Se c'è qualcuno che è felice, ridi con lui.

L'amore vede e guarda, ode e ascolta. Amare è partecipare, completamente, con tutto l'essere. Chi ama scopre in sé infinite risorse di consolazione e compartecipazione. Siamo angeli con una ala sola: possiamo volare solo se ci teniamo abbracciati.
Bruno Ferrero

FINCHE' DURA IL RIMORSO DURA LA COLPA

Abele e Caino s'incontrarono dopo la morte di Abele.

Camminavano nel deserto e si riconobbero da lontano, perché erano ambedue molto alti. I fratelli sedettero in terra, accesero un fuoco e mangiarono.

Tacevano, come fa la gente stanca quando declina il giorno. Nel cielo spuntava qualche stella, che non aveva ancora ricevuto il suo nome.

Alla luce delle fiamme, Caino notò sulla fronte di Abele il segno della pietra e lasciando cadere il pane che stava per portare alla bocca chiese che gli fosse perdonato il suo delitto.

Abele rispose:

-Tu hai ucciso me, o io ho ucciso te? Non ricordo più: stiamo qui insieme come prima.

-Ora so che mi hai perdonato davvero, -disse Caino, -perché dimenticare è perdonare. Anch'io cercherò di scordare.

Abele disse lentamente:

-È così. Finchè dura il rimorso dura la colpa.
 Jorge Luis Borges

OGNUNO HA IL SUO TEMPO

Tra le molte virtù di Chuang-Tzu c'era l'abilità nel disegno. Il re gli chiese il disegno di un granchio. Chuang-Tzu disse che aveva bisogno di cinque anni di tempo e di una villa con dodici servitori. Dopo cinque anni il disegno non era ancora cominciato.  Ho bisogno di altri cinque anni, disse Chuang-Tzu. Il re glieli accordò. Allo scadere dei dieci anni, Chuang-Tzu prese il pennello e in un istante con un solo gesto, disegnò il più perfetto granchio che si fosse mai visto.  Chuang-tzu