domenica 14 luglio 2013

LO STRESS COME UN BICCHIERE D'ACQUA


Uno psicologo stava spiegando come gestire meglio lo stress. Quando sollevò un bicchiere d’acqua, tutto il pubblico immaginò che avrebbe posto la solita domanda: “Bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto?”
Quello che invece domandò fu: “Quanto credete che pesi questo bicchiere d’acqua?”
Le risposte variarono da 250 a 400 grammi.
“Il peso assoluto non conta, - replicò lo psicologo - dipende dal tempo per cui lo reggo. Se lo sollevo per un minuto, non è un problema. Se lo sostengo per un’ora, il braccio mi farà male. Se lo sollevo per tutto il giorno, il mio braccio sarà intorpidito e paralizzato. In ogni caso il peso del bicchiere non cambia, ma più a lungo lo sostengo, più pesante diventa.” E continuò: “Gli stress e le preoccupazioni della vita sono come quel bicchiere d’acqua. Se ci pensate per un momento, non accade nulla. Pensateci un po’ più a lungo e incominciano a far male. E se ci pensate per tutto il giorno, vi sentirete paralizzati e incapaci di far qualunque cosa.” 
dal web

NON SI PUO' ESSERE FELICI SE GLI ALTRI SONO TRISTI


Un antropologo propose un gioco ad alcuni bambini di una tribù africana. Mise un cesto di frutta vicino ad un albero e disse ai bambini che chi sarebbe arrivato prima avrebbe vinto tutta la frutta.
Quando gli fu dato il segnale per partire, tutti i bambini si presero per mano e si misero a correre insieme, dopodiché, una volta preso il cesto, si sedettero e si godettero insieme il premio.

Quando fu chiesto ai bambini perché avessero voluto correre insieme, visto che uno solo avrebbe potuto prendersi tutta la frutta, risposero:

“UBUNTU: come potrebbe uno essere felice se tutti gli altri sono tristi?”

QUAL'E' LA COSA PIU' FORTE ?


Un giorno un ragazzo chiese al vecchio saggio del paese...quale fosse la cosa più forte.

Il saggio dopo qualche minuto gli rispose:
Le cose più forti al mondo sono nove: 
"Il ferro è più forte, ma il fuoco lo fonde.
Il fuoco è forte, ma l'acqua lo spegne.
L'acqua è forte ma nelle nuvole evapora.
Le nuvole sono forti ma il vento le disperde.
Il vento è pure esso forte ma la montagna lo ferma.
La montagna è forte, ma l'uomo la conquista.
L'uomo è forte ma purtroppo la morte lo vince".
"Allora è la morte la più forte!"
- lo interruppe il ragazzo -
"No" - continuò il vecchio saggio -
"l'amore... sopravvive alla morte!"
(Anonimo) 

OGNUNO PROIETTA SULL'ALTRO QUELLO CHE HA DENTRO


Una breve storia zen, recita:
C’era una volta un vecchio saggio seduto ai bordi di un’oasi all’entrata di una città del Medio Oriente.
Un giovane si avvicinò e gli domandò:
“Non sono mai venuto da queste parti. Come sono gli abitanti di questa città?”
L’uomo rispose a sua volta con una domanda:
“Come erano gli abitanti della città da cui venivi?”
“Egoisti e cattivi. Per questo sono stato contento di partire di là”.
“Così sono gli abitanti di questa città!”, gli rispose il vecchio saggio.
Poco dopo, un altro giovane si avvicinò all’uomo e gli pose la stessa domanda:
“Sono appena arrivato in questo paese. Come sono gli abitanti di questa città?”
L’uomo rispose di nuovo con la stessa domanda:
“Com’erano gli abitanti della città da cui vieni?”.
“Erano buoni, generosi, ospitali, onesti. Avevo tanti amici e ho fatto molta fatica a lasciarli!”.
“Anche gli abitanti di questa città sono così!”, rispose il vecchio saggio.
Un mercante che aveva portato i suoi cammelli all’abbeveraggio aveva udito le conversazioni e quando il secondo giovane si allontanò si rivolse al vecchio in tono di rimprovero:
“Come puoi dare due risposte completamente differenti alla stessa domanda posta da due persone?
“Figlio mio”, rispose il saggio, “ciascuno porta nel suo cuore ciò che è.
Chi non ha trovato niente di buono in passato, non troverà niente di buono neanche qui.
Al contrario, colui che aveva degli amici leali nell’altra città,troverà anche qui degli amici leali e fedeli.
Perché, vedi, ogni essere umano è portato a vedere negli altri quello che è nel suo cuore.

Nella vita si trova sempre ciò che si aspetta di trovare.. perché ognuno proietta all’esterno ciò che risiede dentro di sé.

martedì 12 marzo 2013

COSA FARE QUANDO LE COSE SI METTONO AL PEGGIO


Una figlia si lamentava con suo padre circa la sua vita, e di come le cose le risultavano tanto difficili. Non sapeva come fare per proseguire, e credeva di darsi per vinta. Era stanca di lottare.
Sembrava che quando risolveva un problema, ne apparisse un altro. Suo padre, uno chef di cucina, la portò al suo posto di lavoro.
Lì riempì tre pentole con acqua e le pose sul fuoco. Quando l'acqua delle tre pentole iniziò a bollire, in una collocò carote, in un'altra collocò uova e nell'ultima collocò chicchi di caffé.
Lasciò bollire l'acqua senza dire una parola.
La figlia aspettò impazientemente, domandandosi cosa stesse facendo il padre. Dopo venti minuti, il padre spense il fuoco. Tirò fuori le carote e le collocò in una scodella. Poi tirò fuori le uova e le collocò in un altro piatto. Finalmente, versò il caffé e lo mise in un terzo recipiente. Guardando sua figlia le disse:
" Cara figlia mia, carote, uova o caffé ? "

Poi la fece avvicinare e le chiese di toccare le carote: ella lo fece e notò che erano soffici. In seguito le chiese di prendere un uovo e di romperlo, e mentre lo tirava fuori dal guscio, osservò che l'uovo era diventato sodo. Dopo le chiese che provasse il caffè , ella sorrise, mentre godeva del suo ricco aroma.
Umilmente la figlia domandò: 
" Cosa significa questo, papà ? "

Egli le spiegò che i tre elementi avevano affrontato la stessa avversità, " l'acqua bollente ", ma avevano reagito in maniera differente. La carota si era immersa nell'acqua che era forte, dura, superba, ma quando l'acqua iniziò a bollire era diventata debole,
poco consistente, facile da disfare. L'uovo, invece, si era immerso nell'acqua che era fragile, il suo guscio fine proteggeva il suo interno molle, ma in seguito, per mezzo dell'acqua bollente, il suo interno si era indurito. Invece, i chicchi di caffé, erano unici , dopo essere stati in acqua, bollendo, avevano cambiato l'acqua.
le disse il papà :
" Quale dei tre, sei, figlia mia ? Quando l'avversità suona alla tua porta, come rispondi ? Sei una carota, che sembra forte, ma quando l'avversità ed il dolore ti toccano, diventi debole e perdi la tua forza ? Oppure sei un uovo, che comincia con un cuore malleabile e buono di spirito, ma che dopo una morte, una separazione, un licenziamento, una delusione, diventa duro e rigido ? Oppure, sei come un chicco di caffé ? Il caffé cambia l'acqua, l'elemento che gli causa dolore. Quando l'acqua arriva al punto di ebollizione, il caffé raggiunge il suo migliore sapore.
Se sei come il chicco di caffé, quando le cose si mettono al peggio,
saprai reagire in forma positiva, senza lasciarti vincere, e farai in modo che le cose che ti succedono migliorino, perchè esista sempre una luce che illumina la tua strada davanti alle avversità ! "

Per questo motivo non mancare mai di diffondere, con la tua forza e positività, il " dolce aroma del caffè " !
Oggi, quando ti concederai un " coffee-break ", 
ricordati dei... " chicchi di caffè "

lunedì 19 novembre 2012

FERIRE E CHIEDERE SCUSA


-Prendi un piatto e tiralo a terra. 
-Fatto. 
-Si è rotto? 
-Si. 
-Adesso chiedigli scusa. 
-Scusa. 
-E’ tornato come prima ?
-No. 
-Ora capisci ?
( Francesco Sole )

TRASFORMA IL DOLORE IN PERLA


Disse un'ostrica a una vicina:
"-Ho veramente un gran dolore dentro di me.
È qualcosa di pesante e di tondo, e sono stremata".
Rispose l'altra con borioso compiacimento:
"- Sia lode ai cieli e al mare, io non ho dolori in me.
Sto bene e sono sana sia dentro che fuori".
Passava in quel momento un granchio
e udì le due ostriche, e disse a quella che stava bene
ed era san
a sia dentro che fuori:
"- Sì, tu stai bene e sei sana;
ma il dolore che la tua vicina porta dentro di sé
è una perla di straordinaria bellezza".

È la grazia più grande, quella dell’ostrica.
Quando le entra dentro un granello di sabbia,
una pietruzza che la ferisce,
non si mette a piangere, non strepita,non si dispera.
Giorno dopo giorno trasforma il suo dolore in una perla:
- il capolavoro della natura.
DAL WEB

domenica 4 novembre 2012

I NOSTRI PENSIERI RIVELANO NOI STESSI


"Chi sono io?" chiese un giovane ad un Maestro di spiritualità. "Sei quello che pensi" rispose il saggio. "Te lo spiego con una piccola storia". Un giorno, dalle mura di una città, verso il tramonto si videro sulla linea dell'orizzonte due persone che si abbracciavano.
"Sono un papà e una mamma", pensò una bambina innocente. "Sono due amici che s'incontrano dopo molti anni", pensò un uomo solo. "Sono due mercanti che hanno concluso un buon affare", pensò un uomo avido di denaro. "È un padre che abbraccia un figlio di ritorno dalla guerra", pensò una donna dall'anima tenera. "È una figlia che abbraccia il padre di ritorno da un viaggio", pensò un uomo addolorato della morte di una figlia. "Sono due innamorati", pensò una ragazza che sognava l'amore. "Sono due uomini che lottano all'ultimo sangue", pensò un assassino. "Chissà perché si abbracciano", pensò un uomo dal cuore arido. "Che bello vedere due persone che si abbracciano", pensò un uomo di Dio. "Ogni pensiero, concluse il Maestro, rivela a te stesso quello che sei".
dal web

ADATTARSI ALLA CORRENTE


Un uomo anziano cadde accidentalmente nelle rapide di un fiume, e si avvicinava pericolosamente ad una cascata. Tutti i presenti sulla sponda del fiume temettero per la vita dell'uomo, ma egli miracolosamente riemerse vivo ed illeso ai piedi della cascata. La gente sorpresa gli chiese come fosse riuscito a sopravvivere. "Ho adattato me stesso all'acqua, e non l'acqua a me. Senza pensare ho permesso al mio corpo di essere modellato dalla corrente. Tuffandomi nei vortici, ne sono venuto fuori. Così sono sopravvissuto".
L'uomo e la corrente, storia zen.

giovedì 1 novembre 2012

LE PERSONE CHE CI VOGLIONO BENE


Un giorno, una giovane donna ricevette una dozzina di rose con un biglietto che diceva: "Una persona che ti vuole bene".
Senza però la firma.
Non essendo sposata, il suo pensiero andò agli uomini della sua vita: vecchie fiamme, nuove conosc
enze. Oppure erano stati la mamma e il papà?
Qualche collega di lavoro? Fece un rapido elenco mentale. Infine telefonò a un'amica perché l'aiutasse a scoprire il mistero.
Una frase dell'amica le fece all'improvviso balenare un'idea.
"Dì; sei stata tu a mandarmi i fiori?".
"Sì".
"Perché?".
"Perché l'ultima volta che ci siamo parlate eri di umore nero. Volevo che trascorressi un giorno pensando a tutte le persone che ti vogliono bene".
dal web