lunedì 31 agosto 2009

LA PECORELLA SMARRITA

Una pecora scoprì un buco nel recinto e scivolò fuori.
Era così felice di andarsene.
Si allontanò molto e si perse.
Si accorse allora di essere seguita da un lupo.
Corse e corse, ma il lupo continuava ad inseguirla, finché il pastore arrivò e la salvò riportandola amorevolmente all'ovile.
E nonostante che tutti l'incitassero a farlo, il pastore non volle riparare il buco nel recinto.

martedì 4 agosto 2009

NESSUNO PUO' CAMBIARE IL DESTINO

Un grande guerriero giapponese che si chiamava Nobunaga decise di attaccare il nemico sebbene il suo esercito fosse numericamente soltanto un decimo di quello avversario. Lui sapeva che avrebbe vinto, ma i suoi soldati erano dubbiosi.Durante la marcia si fermò a un tempio shintoista e disse ai suoi uomini: «Dopo aver visitato il tempio butterò una moneta. Se viene testa vinceremo, se viene croce perderemo. Siamo nelle mani del destino».Nobunaga entrò nel tempio e pregò in silenzio. Uscì e gettò una moneta. Venne testa. I suoi soldati erano così impazienti di battersi che vinsero la battaglia senza difficoltà.«Nessuno può cambiare il destino» disse a Nobunaga il suo aiutante dopo la battaglia.«No davvero» disse Nobunaga, mostrandogli una moneta che aveva testa su tutt'e due le facce.
(101 storie zen)

ORACOLO DI DELFI

"Ti avverto, chiunque tu sia.
Oh tu che desideri sondare gli arcani della Natura,
se non riuscirai a trovare dentro te stesso ciò che cerchi
non potrai trovarlo nemmeno fuori.
Se ignori le meraviglie della tua casa,
come pretendi di trovare altre meraviglie?
In te si trova occulto il Tesoro degli Dei.
Oh Uomo, conosci te stesso
e conoscerai l’Universo e gli Dei"

Oracolo di Delfi

REGALARE IL TEMPO

C’era una volta un povera donna che chiedeva qualche spicciolo all’angolo della strada…Era conosciuta da molti negozianti e passanti della zona come una persona mite e che non dava assolutamente alcun fastidio:si limitava con discrezione ad esporre il suo cappello ed un breve biglietto per raccontare la sua storia.
Con regolarità passava da lei un signore molto distinto, che si fermava a parlare.
All’inizio nessuno dei vicini ci fece caso, ma poi questa presenza periodica iniziò ad attirare l’attenzione.
Qualcuno notò che questo signore, sempre ben vestito, non lasciava mai neanche un soldo....e cosi cominciarono a circolare critiche di tutti i generi sulla “tirchieria” di questo personaggio.Tuttavia la donna sembrava sempre molto contenta di vederlo.Una volta uno dei negozianti presso cui la nostra donnina stazionava, dopo che il signore distinto fu andato via, gli chiese:“come stanno andando le entrate oggi?”
“molto poco…anzi quasi nulla…”
In quel momento passo una signora che lasciò qualche centesimo….al che il negoziante aggiunse, con una punta di sarcasmo:“certo però che se almeno quel signore cosi distinto ti desse una frazione dei suoi averi, potresti evitare di stare qui tutto il giorno..”
“oh, no, non è cosi – rispose la donna – Sai chi è quello??
Quello è il presidente di una grande società: per parlare con lui la gente fa la fila per settimane.
Ogni minuto del suo TEMPO vale un sacco di soldi…!!”“ e allora?? A maggior ragione dovrebbe dare di più…”
“ma lui dà di più…..mi dona ogni giorno il bene più prezioso che ha…una cosa che non si riguadagna: un pò del suo tempo per ascoltarmi…e per farmi sentire importante per qualcuno…..
….”
dal web

sabato 1 agosto 2009

IL SEME MAGICO


Una donna, in preda alla disperazione per la perdita dell'unico figlio, si recò da un vecchio saggio per chiedere un incantesimo che lo riportasse in vita.
Il saggio, dopo un lungo silenzio, disse: “Portami un seme di senape dalla casa dove non c'è mai stata la sofferenza: con quello porterò via il dolore dalla tua vita”.
La donna si mise in cammino e presto scoprì che ogni casa aveva sofferto i suoi drammi: colpita dalla visione di tanta sofferenza, si fermò a soccorrere gli altri.
E ne fu così coinvolta che dimenticò di cercare il seme magico, senza capire ciò che aveva tolto la disperazione dalla sua vita.
(Antica storia cinese)

martedì 5 maggio 2009

CHI AMA DI PIU' ?

"Figlie mie, poiché ci spoglieremo del potere, delle cure di stato ed anche d'ogni interesse territoriale, dichiarateci adesso quale di voi dovremo dire che ci ami di più, così da estendere la nostra munificenza a colei nella quale la natura fa a gara con il merito"…
Gonerill – Sire, il mio amore è più grande di quanto possano sostenere le parole, più caro della vista, della libertà, dello spazio, maggiore di quel che v'è di più raro e prezioso… un amore che rende povera la lingua e inetto il discorso. Io vi amo al di là di qualsiasi misura.
Cordelia (fra sé) – Che dirà mai Cordelia? Ama e taci.…
Regan – Son fatta nel medesimo conio di mia sorella e mi valuto alla sua stregua. Nel mio cuore sincero, trovo un identico contratto d'amore, ma il suo è un poco esoso; infatti io mi professo nemica di ogni altra gioia che i sensi nel loro prezioso equilibrio posseggono, e trovo l'unica mia felicità nell'amore della cara Altezza Vostra.
Cordelia (fra sé) – E allora povera Cordelia! Anzi non povera, poiché son certa che il mio amore è più ricco della mia lingua.…
Re Lear - Ed ora, gioia nostra, l'ultima e la più piccola… cosa puoi dire per assicurarti un terzo più opulento che non le tue sorelle? Parla!
Cordelia – Nulla, mio signore.
Re Lear - Nulla?
Cordelia – Nulla.
Re Lear – Da nulla non sortirà nulla. Parla ancora.
Cordelia – O mia sfortuna: non riesco a sollevare il peso del mio amore fino alle mie labbra: amo Vostra Maestà secondo il nostro vincolo, né più né meno.
Re Lear – Su, su, Cordelia! Fammi un discorso più accomodante se non vuoi guastare le tue fortune.
Cordelia – Mio buon signore, da voi fui generata, allevata ed amata; io ripago quei debiti al giusto valore: obbedendovi, amandovi e onorandovi profondamente. Perché le mie sorelle hanno mariti, se dicono di amare soltanto voi? Se mai mi mariterò, l'uomo a cui darò la mia fede porterà via con sé metà del mio amore, metà delle mie cure, metà dei miei doveri: certo, non mi sposerò mai come le mie sorelle, per lasciare a mio padre tutto il mio affetto.
Re Lear – Parli col cuore?
Cordelia – Sì, mio buon signore.
Re Lear – Tanto giovane e già tanto dura?
Cordelia – Tanto giovane, mio signore, e tanto sincera.
Re Lear di W. Shakespeare

giovedì 16 aprile 2009

IL PETTEGOLEZZO

Un giorno una donna spettegolava con un amica di un uomo che a malapena conosceva....
Quella notte fece un sogno…, un enorme mano apparve sopra di lei, e le puntò il dito contro,
la donna fu sopraffatta da un opprimente senso di colpa,
il giorno seguente andò a confessarsi, da un anziano prete della parrocchia…al quale raccontò tutto…
“il pettegolezzo è peccato??” chiese al vecchio prete...
“era la mano di Dio onnipotente che puntava il dito contro di me??...le devo chiedere l’assoluzione, Padre…..mi dica..ho commesso peccato??
“SI”…le rispose il Padre
“SI, donna ignorante e male allevata. Hai detto falsità sul conto di un tuo simile, hai messo a repentaglio la sua reputazione, dal profondo del cuore te ne dovresti vergognare…..!
Allora, la donna disse di essere pentita, e chiese il perdono...
“Non avere fretta…” disse il Padre, “vai a casa tua prima, prendo un bel cuscino e portalo sul tetto. Squarcialo bene con un coltello,e poi ritorna da me….”
Cosi la donna andò a casa, prese un cuscino dal letto, un coltello in cucina, salì sul tetto, salendo dalla scala antincendio e squarciò il guanciale.
Tornò poi dal vecchio prete, come lui le aveva detto….
“Hai squarciato il cuscino con il coltello??...chiese lui
“Si Padre…”“e il risultato qual è stato??”
“piume”….disse lei
“piume”….fece eco il prete
“piume dappertutto Padre”
“ora voglio che tu torni a casa, a raccogliere tutte le piume volate via con il vento”
“ ma…” rispose la donna…”non è possibile, non so dove siano finite, il vento le ha portate chissà dove…”
“…e questo è…”…disse il Padre….”IL PETTEGOLEZZO”….

( dal Film : Il Dubbio )

IL SILENZIO DEGLI UOMINI

Quante parole vanno perdute. Lasciano la bocca e perdono il coraggio, e se ne vanno in giro finché finiscono nel cataletto di scolo come foglie morte. Nei giorni di pioggia, passando, si sentono i loro cori:
ErounabellissimaragazzaTipregononandarteneCredoanch’iocheilmiocorposia-
divetroNonhomaiamatonessunoPensodiesseresimpaticaPerdonami...
C'era un tempo in cui non era insolito usare un pezzo di filo per guidare le parole che altrimenti avrebbero faticato ad arrivare a destinazione. Le persone timide si portavano in tasca un rocchetto di filo, ma anche chi aveva facilità a esprimersi sentiva di averne bisogno dal momento che, chi era abituato a farsi ascoltare da tutti, spesso si trovava in difficoltà quando voleva essere ascoltato da una persona in particolare. La distanza fisica tra due persone che usavano il filo spesso era minima; talvolta più piccola era, e maggiore era la necessità di usare del filo.
L'abitudine di attaccare un bicchierino a ciascun capo del filo nacque molto tempo dopo. Alcuni sostengono che sia legata all'impulso insopprimibile di portarsi alle orecchie le conchiglie, per ascoltare l'eco della prima espressione del mondo. Altri dicono che fu inaugurata da un uomo che teneva un capo del filo srotolato da una sponda all’altra dell'oceano, fino a una ragazza partita per l'America.
Quando il mondo divenne più grande e non ci fu abbastanza filo per impedire che le cose che gli uomini volevano dire scomparissero nell'immensità, fu inventato il telefono.
A volte non c'è filo abbastanza lungo per dire quello che è necessario. In quei casi, il filo non puo fare altro che accompagnare il silenzio degli uomini.

Nicole Krauss – La storia dell'amore

martedì 14 aprile 2009

CONTINUARE A LOTTARE

Una rosa bramava giorno e notte la compagnia delle api, ma nessuna andava a posarsi sui suoi petali. Nonostante ciò, il fiore continuò a sognare: nelle lunghe notti, immaginava un cielo dove volteggiavano miriadi di api, che si posavano a baciarlo teneramente. Grazie a questo sogno, riusciva a resistere fino all'indomani, allorché tornava a schiudersi con la luce del sole. Una notte, conoscendo la solitudine che la attanagliava, la luna domandò alla rosa:
«Non sei stanca di aspettare?»
«Forse si. Ma devo continuare a lottare.»
«Perché?»
«Perché se non mi schiudo, appassisco.»
Nei momenti in cui la solitudine sembra annientare ogni bellezza, l'unica maniera di resistere è quella di mantenersi aperti.

LA SOFFERENZA PROPRIA E QUELLA DEGLI ALTRI

Un giorno un'aquila piombò nel nido dell'allodola e fece strage dei piccoli. Quando l'allodola madre ritornò a casa, scoppiò a piangere disperatamente. Si recò allora dal Re del bosco per essere vendicata.
Il Re rimase silenzioso di fronte alla richiesta dell'allodola. Poi disse: "Guarda, guarda laggiù. Vedi quella famiglia di moscerini che danza felice?"
"Sì, la vedo", rispose l'allodola, "E allora?"
Non fece in tempo a concludere la frase che in quel momento sbucò dai rami, all'improvviso, un'altra allodola che piombò sui moscerini divorandoli.
"Vedi?" disse il Re del bosco, "Tutte le creature viventi sono crudeli, ma tutti pensano alla sofferenza propria, non a quella degli altri; al male che ricevono, non al male che fanno."
L'allodola ammutolì e volò via in silenzio.
dal web